“L’Italia occupata 1917-1918. Friuli e Veneto orientale da Caporetto a Vittorio Veneto”

Nell’ambito della rassegna “Giovedì in Villa” siamo lieti di ospitare la presentazione del volume di Gustavo Corni, che verrà presentato dall’autore stesso
giovedì 27 novembre alle ore 18:00
Fra fine ottobre e i primi di novembre del 1917 la popolazione del Friuli e del Veneto a Est del Piave fu travolta da due successive inarrestabili ondate: la prima delle colonne di soldati e mezzi militari italiani in ritirata dopo la rottura del fronte a Caporetto, e pochi giorni dopo la seconda degli austro-ungarici e germanici vincitori. Di una popolazione stimata attorno al milione di persone circa 230.000 riuscirono a mettersi in salvo; gli altri in larga maggioranza abitanti delle campagne restarono aggrappati alle loro case, ai loro poderi. Per un anno quasi esatto nel territorio invaso fu attuato uno spietato regime d’occupazione, dapprima in condominio fra i due Imperi centrali, poi da gennaio dalla sola monarchia asburgica. La situazione non si stabilizzò mai; alla prima fase di saccheggi, violenze e soprusi, durata un paio di mesi, fece seguito quasi senza soluzione di continuità un pesante sfruttamento sotto forma di requisizioni delle risorse disponibili sul territorio. Tutto fu, conteggiato, stimato, requisito, e infine consumato in loco dagli occupanti, lasciando solo le briciole alla popolazione occupata. Fra occupanti e occupati si instaurarono complessi rapporti, nei quali giocava un ruolo la reciproca compassione. Ma non mancarono atteggiamenti di odio e di punizione verso i civili. A seguito di questa spietata politica di sfruttamento la mortalità in quei dodici mesi quasi esatto è quasi triplicata rispetto alla media dell’anteguerra. Uno sfruttamento che era determinato dalla necessità per Vienna di reperire in loco le risorse necessarie a tenere in vita un enorme esercito (un milione di uomini o più) schierato lungo il Piave e nelle retrovie. In qualche modo i civili e le truppe occupanti finirono per trovarsi sullo stesso terreno: affamati e privi di qualsiasi prospettiva per il futuro. Questo favorì intrecci di relazioni, che non erano unilateralmente di sfruttamento e di sottomissione (e di violenza, in particolare verso le donne), ma che i molti casi erano segnati da reciproca compassione e aiuto. Il tema è stato finora largamente considerato dalla storiografia, anche a livello locale. La monografia di Gustavo Corni, specialista di storia della Germania nell’Otto-Novecento, si presenta come il primo ampio affresco basato su fonti d’archivio austro-germaniche e italiane e su una ricca produzione diaristica, generalmente circoscritta ad un interesse locale. Ne esce un racconto articolato e sfaccettato di una pagina importante, finora trascurata, della storia italiana nella Prima guerra mondiale.
Sull’autore
Gustavo Corni, già professore ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Trento (dal 2001 al 2018, anno del pensionamento), dopo avere insegnato presso le università di Venezia, Chieti (sede di Pescara) e Trieste. Borsista della Fondazione Humboldt e del Freiburg Institute of Advanced Studies. Specialista di storia della Germania, con particolare attenzione per il nazionalsocialismo, di storia comparata delle dittature nel Novecento e di storia sociale delle due guerre mondiali. Autore di ventuno monografie, in parte tradotte in tedesco, in inglese, in spagnolo e in neerlandese, nonché di circa duecento fra saggi e articoli per riviste e pezzi o capitoli di libri in volumi collettanei, italiani e internazionali.
Pubblicazioni recenti: Storia della Germania da Bismarck a Merkel (Milano, Il Saggiatore, 2017, terza edizione riveduta e aggiornata), Weimar. La Germania dal 1918 al 1933 (Roma, Carocci, 2020), Guglielmo II (Roma, Salerno, 2022). Da ultimo: L’Italia occupata 1917 – 1918. Friuli e Veneto orientale da Caporetto a Vittorio Veneto (Udine, Gaspari, 2024). Il libro è stato finalista al Premio Friuli Storia 2025.


